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Tanti nomi, un solo stile: l’Art Nouveau


Posted on ottobre 20th, by Marco in Scopri l'antiquariato.

Tanti nomi, un solo stile: l’Art Nouveau

Origini e caratteristiche dell’Art Nouveau

Volendo iniziare a trattare della produzione Art Nouveau, il primo nodo da sciogliere riguarda la terminologia da utilizzare. Il movimento, infatti, è conosciuto internazionalmente con la denominazione francese (letteralmente “Arte Nuova”), ma assume nomi diversi a livello locale: Style Guimard, Style 1900 o Scuola di Nancy in Francia, Arte Modernista o Modernismo in Spagna, Modern Style in Gran Bretagna, Jugendstil (“Stile giovane”) in Germania, Nieuwe Kunst nei Paesi Bassi, Sezessionstil in Austria. In Italia è conosciuto inizialmente come Stile Floreale, ma si afferma poi sotto il nome di Liberty: il termine fu coniato per indicare lo stile di oggetti e tappezzerie della ditta londinese Liberty & Co.

Negli anni compresi tra gli ultimi due decenni dell’Ottocento e la Prima Guerra Mondiale, l’Art Nouveau rivestì con le sue forme sinuose e aggraziate tutti i campi della produzione artistica europea, all’insegna dell’abolizione della secolare distinzione tra arti “maggiori” e “minori”. Accanto ad architettura, scultura e pittura, si registrarono innovazioni nel campo della grafica, dell’arredamento e della gioielleria, della produzione di vetri e ceramiche, della decorazione dei tessuti.
Le premesse dell’Art Nouveau si possono rintracciare in Inghilterra: nel movimento preraffaellita (che elaborò una teoria dell’arte attenta ai significati simbolici e mistici) e nell’Arts and Crafts, movimento fondato da William Morris, che sosteneva la rivalutazione del rapporto arte-artigianato. A questi elementi si aggiungano le suggestioni provenienti dal Lontano Oriente, ad esempio le stampe giapponesi.

L’Art Nouveau è uno stile ornamentale, in cui decoro e struttura non si giustappongono, ma sono fusi in un insieme organico. La principale fonte di ispirazione è una natura astratta e stilizzata, di cui si cercò di cogliere l’essenza vitalistica e la forza generativa. Mezzo di questa ricerca fu la linea, curva e sinuosa, uno dei criteri per il riconoscimento dello stile.
Un avvenimento importante per la diffusione di quest’arte fu l’Esposizione Universale del 1900, svoltasi a Parigi, nella quale il nuovo stile trionfò in ogni campo. Ma il movimento si diffuse anche attraverso altri canali: la pubblicazione di riviste, l’istituzione di scuole e laboratori. Lo stile conobbe la sua consacrazione definitiva a Torino nel 1902, all’Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna.

Innovazioni e contraddizioni della situazione italiana

Il dibattito europeo che aveva dato vita all’Art Nouveau arrivò anche in Italia, ma con molto ritardo. D’altra parte la situazione del nostro Paese era estremamente complessa: mancava, come motore del cambiamento, un forte legame tra arte e industria, dato lo stato di arretratezza in cui versava quest’ultima e, di conseguenza, non ci fu attenzione per la diffusione dei prodotti di uso quotidiano a costi contenuti. Il tentativo di rinnovamento rimase legato, quindi, al mondo dell’artigianato e all’élite borghese.

In tutte le manifestazioni italiane del Liberty, inoltre, ci furono numerose contaminazioni con il nostro ‘ingombrante’ passato, soprattutto nel richiamo all’età classica e al Rinascimento. Dal punto di vista architettonico, edifici Liberty con caratteristiche ‘regionali’ cominciarono a sorgere in tutta Italia, da Torino, in cui lavorò Raimondo D’Aronco, alla ricca Milano di Giuseppe Sommaruga, fino alla Palermo di Ernesto Basile.
Per quanto riguarda le arti decorative, un ruolo fondamentale per la circolazione delle idee fu svolto dalla rivista Emporium, nata sul modello dell’inglese The Studio. Nel 1898 a Bologna venne fondata Aemilia Ars, una società ispirata dall’esperienza dell’Arts and Crafts, che produsse vetri, ceramiche, ferri battuti, mobili, pizzi e merletti. La tappa più significativa per lo sviluppo e la diffusione dello stile Liberty fu però la già citata esposizione di Torino del 1902, cui parteciparono numerose delegazioni straniere e per la prima volta in Italia le arti decorative vennero esposte in una sezione autonoma rispetto alle arti maggiori. L’effetto dell’esposizione proseguì in vivaci dibattiti, uno dei quali sulla rivista torinese L’arte decorativa moderna: ma non c’era, però, alcun accordo sulle forme che questo rinnovamento avrebbe dovuto promuovere.
La lavorazione del vetro fu il campo in cui questo stile trovò una grandiosa forma espressiva: basta osservare i lavori di Louis Comfort Tiffany a New York (leggi il nostro articolo in proposito) o di Emile Gallé (leggi il nostro articolo) e dei fratelli Daum a Nancy in Francia. In ambito italiano sono celebri i mobili di Carlo Bugatti ed Eugenio Quarti, i ferri battuti di Alessandro Mazzucotelli e gli apparati decorativi elaborati da Galileo Chini.

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Riferimenti utili:
S. T. Madsen, Sources of Art Nouveau, Oslo 1956 (trad. it. Fortuna dell’Art Nouveau, Milano 1967)
R. Schmutzler, Art Nouveau, Stoccarda 1962 (trad. it., Milano 1966)
R. Barilli, Il Liberty, Milano 1966
I. de Guttry, M.P. Maino, M. Quesada, Le arti minori d’autore in Italia dal 1900 al 1930, Bari 1985
V. Couldrey, The art of Louis Comfort Tiffany, Londra 1996 (in inglese)
Art Nouveau: 1890-1914, a cura di Paul Greenhalgh, Washington 2000 (catalogo della mostra: Victoria and Albert Museum di Londra, 6 aprile-30 luglio 2000; National Gallery of Art di Washington, 8 ottobre 2000-28 gennaio 2001; Metropolitan Art Museum di Tokyo, 21 aprile-8 luglio 2001)
Il Liberty in Italia, Milano 2001 (catalogo della mostra: Palazzo Zabarella di Padova, 18 novembre 2001-3 marzo 2002)
L. Vinca Masini, Liberty. Art Nouveau, Firenze 2009

http://it.wikipedia.org/wiki/Art_Nouveau







 
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