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Murano e il suo periodo d’oro-2


Posted on marzo 28th, by Silvia Scarso in Scopri l'antiquariato.

Murano e il suo periodo d’oro-2

Il Seicento fu il secolo della grande diaspora dei maestri muranesi, iniziata già nel Cinquecento, la cui presenza è documentata ad Anversa, Liegi, Bruxelles, Amsterdam, Stoccolma, Copenhagen, Berlino, Monaco, Colonia, Londra e Parigi, città in cui erano stati spinti più dalla miseria provocata dalla troppo rigida applicazione di alcune leggi della Repubblica che dall’attrattiva di più lauti guadagni.

Proprio per questo motivo il Seicento non segna innovazioni tecniche particolari nell’arte del vetro, ma, dal punto di vista della forma, è il secolo tipico dei vetri detti à la façon de Venise prodotti all’estero, a imitazione dei vetri veneziani, da maestranze locali o, più spesso, dai lavoranti muranesi espatriati che per compiacere il gusto locale accentuarono quei motivi decorativi plastici anche in vetro colorato (creste, dentellature, trafori e fili variamente manipolati) che già erano comparsi nel secolo precedente, come testimonia il gran numero di calici detti “ad alette” per la caratteristica forma degli elementi che ne decorano il gambo.

Importanti fonti di informazione sulla produzione di questo periodo sono “L’Arte Vetraria” di Antonio Neri (Firenze, 1912) e il ricettario di Darduin. E’ da qui che ricaviamo la notizia della più importante invenzione tecnica di questo secolo: quella dell’avventurina, una pasta vitrea in cui la presenza di cristalli di rame conferiva una colorazione dorata.
In linea con il nuovo gusto barocco del decoro, si diffonde inoltre un tipo nuovo di vetro “screpolato” e decorato, di nuovo come nel Quattrocento, da smalti dai colori vivaci e da filigrane che disegnano motivi sempre più complessi, e le superfici vengono costellate da una miriade di coste e “lenticchie”. Per questo rinnovato gusto dell’ornamento viene ripresa inoltre la produzione del vetro calcedonia e del vetro opale, o “girasole”, ma le produzioni più fantasiose e ricche di questo periodo sono sicuramente i bicchieri da tavola e i calici che, adornati con decorazioni floreali in rilievo realizzate talvolta in trompe-l’oeil, perdono quasi del tutto il loro carattere funzionale per divenire puri oggetti decorativi, da ammirare nella loro varietà che suscitava quella “maraviglia” di cui il Milizia parlava proprio in quegli anni.
Testimonianza dell’inesauribile varietà di forme nuove è la “Bicchierografia” di Giovanni Maggi (1604): l’amore per le fogge complicate ed estrose si manifesta in una serie di calici in vetro soffiato, dai corpi rigonfiati, spesso ornati da anse a catenella, negli animalucci, conchiglie ed altri oggetti zoomorfi caratterizzati da due beccucci e di cui si riconosce la funzione di lucerna solo dalla presenza di un paravento, nei vasetti dalla forma stravagante, nei calici decorati con creste in vetro azzurro, nei bicchieri con “serpenti di cristallo”.

Benchè non manchino figure artistiche di grande spessore, già nell’ultimo quarto di questo secolo si avvertono i primi segni di decadenza dell’arte del vetro, a causa della fuga di maestranze all’estero, ma soprattutto della concorrenza imbattibile del vetro boemo, sempre più forte sui mercati europei a partire dagli anni ’70 e ’80 del XVII secolo, che, più pulito e più spesso del vetro veneziano, si prestava più facilmente ad una lavorazione ad intaglio e ad incisione più profonda, che infatti era praticata non più con la punta di diamante, ma a rotella.

Si può affermare che alla fine del Seicento la produzione vetraria muranese e quindi veneziana era ormai giunta al termine dei suoi giorni di gloria: l’emigrazione in massa di artisti e vetrai e la concorrenza europea contribuirono ad accelerare il declino di una manifattura che, però, continuò a perdurare per gran parte del secolo successivo nella ricchissima produzione di vetri “à la façon de Venice”, diffusa ovunque in Europa, segno del significato indimenticabile che Murano ebbe come modello e punto di riferimento nella storia del vetro.

Bibliografia

C.Cerutti, A. Dorigato, “Grande enciclopedia dell’Antiquariato”, volume VII, “I Vetri” 1988
O. Drahotova, “L’arte del vetro in Europa”, 1991
AA.VV, “Andare per antiquariato”, Fabbri Editori

FINE (Leggi la prima parte…)







 
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