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Maggiolini, il principe degli intarsiatori


Posted on agosto 20th, by Marco in Aste in Evidenza, Scopri l'antiquariato.

Maggiolini, il principe degli intarsiatori

È stato definito “il principe degli intarsiatori”, si fregiò del titolo di “Intarsiatore di Sua Altezza Reale” l’arciduca d’Austria. Giuseppe Maggiolini da Parabiago (Milano, 1738-1814) ebbe una folgorante carriera ed è annoverato fra i principali ebanisti italiani, al punto da dare il suo nome agli arredi che hanno perpetuato lungo tutto l’Ottocento il suo stile incomparabile.

Giuseppe Maggiolini

La sua biografia ha il sapore della leggenda, anche in virtù della scarsità di fonti e studi in merito. Maggiolini mosse i primi passi professionali nel laboratorio di falegnameria annesso al convento della sua città natale e attorno al 1760 aprì bottega sulla piazza principale di Parabiago. Nel 1765 l’incontro che diede una svolta alla storia: il pittore e architetto Giuseppe Levati, trovandosi a passare di lì, notò alcuni arredi esposti fuori dalla bottega di Maggiolini e fu colpito dalla sapienza dell’intarsio. Da quel momento, Maggiolini fu introdotto negli ambienti che contavano della Milano del tempo, conosce i pittori Martin Knoller e Giuliano Traballesi, Giuseppe Piermarini, gli ornatisti Agostino Gerli e Giocondo Albertolli, Andrea Appiani (allievo del Levati, fornì molti disegni per i decori dei suoi mobili) e gli aristocratici che si facevano abbellire da questi ultimi le loro dimore.
La grande occasione si presentò nel 1771, quando in seguito alle nozze dell’arciduca Ferdinando d’Asburgo, figlio dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, con Maria Beatrice Riccarda d’Este la corte arciducale si stabilì a Milano e all’architetto Piermarini furono assegnati i lavori di adattamento e nuova costruzione del Palazzo di città (odierno Palazzo Reale) e della nuova Villa a Monza. Maggiolini fu coinvolto in questi due grandi cantieri neoclassici, disegnò ed eseguì pavimenti, arredi e decori. L’arciduca gli conferì il titolo di “Intarsiatore di Sua Altezza Reale”, che troviamo come firma in forma di cartiglio su pochissimi dei mobili giunti fino a noi.

Il mobile neoclassico

L’ultimo quarto del Settecento coincide con l’affermazione del gusto neoclassico, in opposizione al precedente stile rococò o barocchetto, particolarmente diffuso e apprezzato in Lombardia. Un’eco di questa transizione è visibile nelle prime opere di Maggiolini, ovvero dei cassettoni di forma bombata con alte gambe intagliate e decori a cineserie. Ben presto, però, la tipologia del mobile di Maggiolini si precisa: arredi sobri ed eleganti, una forma dominata da rigide geometrie, con fasce laterali e catene superiori e inferiori che definiscono i prospetti; le superfici sono ampie e lisce, con fregi vegetali o ornati geometrici a racchiudere i medaglioni al centro dei piani, contenenti raffinate allegorie classiche o personaggi mitologici. Spesso i disegni di questi medaglioni sono frutto della mano di artisti affermati (Appiani, Levati). La gamba è rastremata e a forma di tronco di piramide, la struttura è solitamente in noce, con poche connessioni a coda di rondine. Solo nella produzione degli ultimi anni la parte figurata inizia a ‘uscire’ dai limiti geometrici delle superfici, andando incontro a un gusto più spiccatamente decorativo per chiaroscuri di sapore pittorico, ottenuti con bruniture a fuoco dei legni e più raramente con la loro tintura.

Maestro dell’intarsio

Maggiolini è un maestro di stile, che predilige sempre mobili con superfici ampie, adatte ad accogliere ricche ornamentazioni: rare sono le sedie o le poltrone, che offrono ovviamente meno spazi a questo scopo. Ciò non toglie che la bottega di Maggiolini, una sede storica a Parabiago e una a Milano, con trenta addetti, non fosse in grado di soddisfare le esigenze dell’aristocrazia lombarda e della corte asburgica con ogni tipologia di prodotto. Caratteri dominanti della produzione di Giuseppe Maggiolini sono l’abilità tecnica e la sensibilità pittorica con le quali il maestro portò ai massimi livelli l’antica arte dell’intarsio o tarsia lignea (ben diverso dal più ruvido intaglio, in voga in epoca barocca e rococò), consistente nell’accostamento perfetto di tasselli di legni differenti per qualità e tono, secondo un disegno sempre più raffinato. La leggenda tramanda che il campionario di Maggiolini contasse ben 86 essenze diverse di legni: noce, palissandro, abete, mogano, bosso, acero, pioppo, ciliegio, faggio etc.

Il mobile maggiolino

L’attività di Maggiolini subì un rallentamento con l’arrivo dei francesi di Napoleone dal 1796 al 1805, mentre già nel 1809 egli smise di collaborare con la corte napoleonica, a causa delle sue simpatie filoaustriache. L’eredità della bottega paterna fu raccolta dall’unico figlio Carlo Francesco, al quale si affiancarono nel corso degli anni numerosi artigiani in tutta la Lombardia, specializzati nella produzione di arredi ‘Maggiolini’.

Il valore di un Maggiolini

I mobili direttamente riconducibili alla mano di Maggiolini sono in numero ovviamente inferiore a quelli prodotti dalla bottega dell’erede e poi realizzati fino a metà Ottocento ‘alla maniera’ o ‘in stile’ Maggiolini. Dal punto di vista tipologico si tratta in gran parte di cassettoni, tavolini, scrivanie e secretaire. Negli ultimi anni il mercato, sempre piuttosto circoscritto per arredi di questo tipo e periodo, non ha fatto registrare aggiudicazioni clamorose. Dobbiamo risalire al 2005, quando una coppia di cassettoni fu venduta a New York per 408.000 dollari (Sotheby’s, 4/11/05, n. 286), oppure ai 107.550 dollari del cassettone venduto sempre a New York pochi anni prima (Christie’s, 18/10/02, n. 550) e alle 106.000 sterline di una coppia di cassettoni a Londra (Christie’s, 23/6/99, n. 95). Mentre in un’asta a Zurigo, la scorsa primavera, una coppia di cassettoni del 1806, frutto della collaborazione Maggiolini-Levati è andata invenduta, partendo dalla stima di 200.000-300.000 franchi (Koller, 18/3/13, n. 1245, circa 162.700-244.000 euro). Il record tuttora ineguagliato è però di una monumentale scrivania, venduta il 3 luglio 1996 da Christie’s a Londra per 1.651.500 sterline (circa 1.931.000 euro). Più concretamente, un mobile prodotto fra l’ultimo quarto del Settecento e i primi dell’Ottocento, in area lombarda, assimilabile a Maggiolini e bottega, può avere un valore di diverse migliaia di euro, anche senza arrivare ai record sopra descritti e tenendo nella dovuta considerazione il ruolo svolto nel mercato dal fondamentale meccanismo della domanda e dell’offerta.

Riferimenti utili

Abacus Arte – Giuseppe Maggiolini: clicca qui

Tesi di laurea sulle commode esposte al Castello di Milano: clicca qui

G. Beretti, “Giuseppe Maggiolini. L’Officina del Neoclassicismo”, Milano 1994

Don G. A. Mezzanzanica, “Genio e Lavoro, vita e opere di Giuseppe e Francesco Maggiolini”, Milano 1886: clicca qui






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