Le ceramiche di Galileo Chini
In concomitanza con la mostra “Il Divisionismo. La luce del moderno” allestita a Rovigo, in Palazzo Roverella, fino al 24 giugno, nella palladiana Villa Badoer di Fratta Polesine, il medesimo tema è indagato sul versante delle arti applicate: in particolare, le ceramiche di Galileo Chini (Firenze, 1873-1956).
La mostra raccoglie, concessi da collezionisti italiani e stranieri e dalle collezioni della Manifattura Chini, le più belle ceramiche create dall’artista toscano negli anni che lo videro avvicinarsi al Liberty e alla Secessione Viennese, con un focus proprio sull’importante produzione ispirata dalla tecnica della scomposizione ottica dei colori, quindi del Divisionismo. Grandi pannelli, piccole e meno piccole ceramiche riempiranno di vita e colori i rarefatti spazi della cinquecentesca dimora ideata da Andrea Palladio per i patrizi Badoer, in un’ambientazione di grande suggestione.

L’affinità di Chini con la ceramica è assoluta, avendo lui stesso dato vita a Firenze nel 1896 all’attività dell’arte della ceramica assieme ad un gruppo di amici artisti secondo i principi dell’Art Nouveau (leggi il nostro approfondimento sull’Art Nouveau): trasformare gli artisti in artigiani e questi ultimi in artisti. Simbolo della manifattura è una melagrana, a coagulare la creatività di tanti in un ambiente colorato e fecondo. Chini si presenta, con successo, con i suoi vasi e le sue creazioni, alle mostre di Londra del 1898 e di Parigi (1900), Torino (1902).
Nel 1906 insieme al cugino, Chino Chini, Galileo fonda la Manifattura Fornaci San Lorenzo a Borgo San Lorenzo, che ha come simbolo una graticola. Per le ceramiche di Chini si apre, quindi, un mercato internazionale, tanto che compaiono in vendita persino da Tiffany a New York. Nel frattempo Chini collabora con l’architetto Michelazzi per la decorazione a ceramica di facciate e interni liberty a Firenze. Partecipò alle Biennali di Venezia del 1907 e 1909, decorando alcune sale. Nel 1911 il re del Siam, che aveva ammirato l’artista a Venezia, chiamò Chini a Bangkok per quella che è la sua maggiore impresa decorativa: le decorazioni della Sala del Trono nel Palazzo del Re.
Quelle di Chini sono ceramiche scintillanti, che ricordano le sete e le arti decorative orientali, senza dimenticare l’arte classica. Così a pavoni, salamandre, rettili si uniscono putti, ghirlande, motivi floreali ma anche disegni astrali e fregi tratti dall’iconografia, amatissima, del Siam. Antico e nuovo, occidente classico e oriente esotico, fusi insieme con un gusto ineguagliabile.
“Le ceramiche di Galileo Chini”
25 febbraio – 24 giugno 2012
Villa Badoer, via G. Tasso, 1 – Fratta Polesine (Rovigo)
Feriali e festivi: 10-13 e 14-19; chiuso i lunedì non festivi
Biglietti: intero 5 euro; ridotto 3 euro
Per informazioni: tel. 0425.460093 e www.mostradivisionismo.it