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La maestria di Emile Gallé


Posted on giugno 6th, by Silvia Scarso in Scopri l'antiquariato.

La maestria di Emile Gallé

“Ma racine est au fond de bois”, le mie radici sono nel cuore dei boschi. Queste erano le parole che accoglievano i visitatori del laboratorio di Nancy di Emile Gallé, “artista operaio” e grande maestro dell’Art Nouveau.

Emile Gallé (4 maggio 1846 – 23 settembre 1904) nasce e vive a Nancy dove il padre possiede una manifattura di vetro e porcellana. Affascinato, fin dall’infanzia, dal mondo delle piante e degli insetti, compie a Weimar, fra il 1862 e il 1866, studi di botanica oltre che di filosofia, e al ritorno si accosta all’attività del padre fino ad assumerne nel 1874, quando questi si ritira, il ruolo dirigenziale. Ispirato e affascinato dai grandi maestri antichi e contemporanei del vetro, che ammira al Louvre, al British Museum e all’Esposizione Universale di Parigi nel 1878, riscuote fin dall’inizio un enorme successo.

Gallé è giustamente considerato il maestro vetraio più importante della storia del vetro. Le tecniche applicate nei suoi ateliers sono numerose e complesse. Nel primo periodo, quello che va dal 1874 al 1884, detto “trasparente“, prevalgono soggetti ornamentali e storici dipinti a smalto, alla maniera araba e persiana, che permette, con l’utilizzo congiunto di smalti lucidi e vetri decorati con smalti opachi, di ottenere effetti luminosi simili alle vetrate. Grazie al suo ricettario di ossidi coloranti (ferro, manganese, rame, cromo) ottiene vetri con effetti di colori completamente originali.

A partire dal 1884 nascono i vetri detti “opachi”, e si moltiplicano le tecniche: craquellée, fumée, métallisée, oxidée, soufflée de bulles (spesso simulanti gocce d’acqua), mouchetés, marbrés (imitanti il marmo, l’agata e altre pietre dure), inclusioni di lamine di metallo (oro, argento, platino).
Grandissimo sperimentatore, Gallè è anche l’inventore di nuove tecniche, come quella degli émaux-bijoux, che permette di rendere con il massimo realismo i particolari biomorfi delle sue opere, e degli émaux champlevés, con la quale per la prima volta viene applicata al vetro la tecnica tipica della lavorazione del rame a cloisonnées, intagliando la superficie del vetro. Gallé si avventura anche in un’ altra lavorazione: i vetri a cammeo: si tratta di vetri lavorati a strati (normalmente due, ma anche tre o quattro – per questo detti doppi, tripli o quadrupli) incisi in laboratorio con grande abilità alla ruota o alla moletta per ricavarne il decoro negli strati di diverso colore.
Senza dubbio, però, la più importante e originale innovazione tecnica è però la marqueterie, di cui Gallé depositerà anche il brevetto, e che lo renderà famoso. L’esecuzione è simile all’intarsio in ebanisteria: alcune lamelle di vetro colorato dalle forme predeterminate, vengono dal vetraio incastonate direttamente nel corpo del vaso incandescente e molle , quindi il vetro ancora caldo viene fatto rotolare sulla lastra di marmo o di ghisa per dissipare e fondere le asperità rimaste.

E’a partire dal 1890 che Gallé incomincia la cosiddetta “lavorazione chimica” producendo i “vetri industriali”, ma non per questo di scarso valore artistico, anzi alcuni di elevata qualità. La lavorazione, effettuata con la tecnica della gravure, permette ad Emile Gallé, ormai artista affermato, di creare un’arte accessibile a tutti. Concetto che, ripreso poi come fondamento dell’Ecole di Nancy, fondata nel 1901, con i fratelli Daum, Louis Majorelle, Eugène Vallin e Victor Prouvé, costituisce una affermazione, sulla linea di William Morris o, più tardi, della Wiener Werkstätte, dell’unità dell’arte e cioè della necessità di instaurare uno stretto rapporto fra artista e artigiano o, sempre con le sue parole, fra artista, tecnico e industriale.

Supportato da una cerchia di collaboratori di eccellenza come Victor Prouvé, Louis Hestaux, Emile Munier, Paul Nicolas – cui era affidata l’esecuzione delle opere in cermaica e vetro che, specie nella prima fase della sua carriera, erano solamente ideate da Gallé – , il maestro riuscì in pochi anni ad ingrandire l’industria Gallè con l’apertura di nuove sezioni, come quella dell’ebanisteria, e con l’espansione in Inghilterra e Francia di nuovi negozi. Presentò le sue opere a Chicago, Bruxelles, Stoccolma, Dresda, Londra, Francoforte, Darmstadt, Pietroburgo, Karlsruhe, Anversa, Torino e Saint-Louis. In Francia espone a Parigi, Strasburgo, Nancy, Nizza, Metz, Lione, Limoges, Bordeaux, e alle più importanti esposizioni come l’Esposizione Universale a Parigi nel 1900, o quella di Torino nel 1904, ottenendo sempre grande successo. Non interruppe la sua frizzante attività creativa nemmeno con il sopraggiungere della leucemia, che lo porterà alla morte nel 1904, a soli 58 anni, e che lascerà come testimonianza solo la vaga nota di malinconia dei suoi Vases de tristesse, raffinati lavori tristi e scuri che riflettono l’umore del maestro, ormai ammalato.

Con la sua passione per le forme armoniose della natura, aumentata dalla sensibilità per la linea aggraziata e flessuosa derivante dall’arte giapponese, conosciuta grazie all’amico Tokuso Takaskhima, Emile Gallè è stato sicuramente uno dei più grandi maestri dell’Art Nouveau.
La sua firma resta nella storia dell’arte del vetro quella di un geniale e poliedrico artista le cui straordinarie realizzazioni, scaturite da un animo sempre teso alla ricerca della novità, anche tecnica, ma in fondo sempre legato ad un rapporto puro, primordiale e delicato con la natura, hanno segnato il gusto di un’epoca e costituito un punto di riferimento per i contemporanei.

Sitografia

www.artericerca.it
www.centroarte.com







 
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