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Capodimonte una porcellana da re


Posted on ottobre 30th, by Marco in Scopri l'antiquariato.

Capodimonte una porcellana da re

Grazie al matrimonio della nipote di Augusto il Forte, fondatore della manifattura tedesca di Meissen (leggi il nostro approfondimento), con il re di Napoli Carlo di Borbone (1738) ha inizio l’avventura delle porcellane di Capodimonte: nella dote erano compresi vasi, figurine e servizi da tavola prodotti in Germania e destinati ad affascinare la corte borbonica.
Se la materia base della prima porcellana europea stava nel caolino della Sassonia, la porcellana di Capodimonte si basava sull’argilla bianca di un paesino della Calabria. Nonostante la stretta parentela, infatti, la corte di Dresda non rivelò alcun dettaglio tecnico a quella napoletana, che si dovette organizzare diversamente. Livio e Gaetano Schepers, padre e figlio, furono incaricati di esplorare il regno saggiandone i terreni, al fine di trovare quello più adatto allo scopo. Nel 1743 Gaetano Schepers ottenne dall’argilla di Fuscaldo (Cosenza) una porcellana a pasta tenera (quella cinese e quella di Meissen erano a pasta dura), candida e traslucida, sulla quale la vernice assumeva l’aspetto morbido del velluto. Sempre nello stesso anno, nel parco della reggia di Capodimonte, furono costruiti gli edifici della nuova manifattura. Alla direzione delle attività furono chiamati il pittore Giovanni Caselli e il modellatore Giuseppe Gricci.

La Real Fabbrica di Capodimonte


In pochi anni la produzione di porcellane di Capodimonte crebbe intensamente: la Real Fabbrica di Capodimonte doveva soddisfare, infatti, le richieste della corte e del libero mercato. La fama di Capodimonte è legata soprattutto alle celebri statuette ispirate ai personaggi della Commedia dell’Arte e al salottino cinese che fino al 1865 era nella reggia di Portici (ora a Capodimonte): un delizioso ambiente interamente realizzato in porcellana con decorazioni all’orientale, compresi i lampadari.

Quando Carlo di Borbone divenne re di Spagna decise che la preziosa manifattura doveva seguirlo a Madrid. Nell’ottobre 1759 tre vascelli portarono ad Alicante maestranze, attrezzature e tutto l’occorrente per proseguire anche in terra iberica la fortunata produzione di porcellane. Nacque così la Manifattura del Buen Retiro, attiva sino all’occupazione francese e poi distrutta: la qualità delle porcellane prodotte a Madrid non raggiunse mai la qualità di quelle di Capodimonte, nonostante i modelli e le maestranze fossero le stesse.

La Real Fabbrica Ferdinandea

Il nuovo re Ferdinando IV, disobbedendo al divieto del padre Carlo, nel 1771 fondò la RealFabbrica Ferdinandea, con sede prima a Portici, poi al Palazzo Reale in città, richiamando le poche maestranze rimaste. Scopo dell’iniziativa era proseguire la produzione di porcellane nel solco della tradizione nata a Capodimonte, all’inizio ripetendo stancamente forme e modelli ancora rococò sotto la guida di Tommaso Perez, mentre dal 1779 si affermò il gusto neoclassico, con Domenico Venuti e lo scultore Filippo Tagliolini. Negli stessi anni fu stabilita anche una vera Scuola d’Arte e vennero prodotti sfarzosi servizi da tavola e vasellame ispirato alle forme degli oggetti rinvenuti a Ercolano e Pompei. All’epoca dell’occupazione francese, nel 1807, la manifattura fu ceduta a Jean Poulard Prad, che si impegnò nella produzione in stile Impero, più consono all’epoca. La manifattura sopravvive con scarsi risultati fino al 1830 circa, mentre dall’Unità d’Italia si moltiplicano sul territorio fabbriche (Mollica, Cacciapuoti, Mosca, Campagna) dedite alla produzione di gruppi plastici stereotipati che ancora oggi sono noti in tutto il mondo come “Capodimonte”.

Riconoscere una porcellana di Capodimonte

Le prime imitazioni delle porcellane di Capodimonte risalgono alla metà dell’Ottocento, ma sono riconoscibili dal peso eccessivo o dalla decorazione imprecisa e sovrabbondante; inoltre spesso si definiscono “Capodimonte” anche gli oggetti della nuova fabbrica nata nel 1771.
Il marchio delle porcellane di Capodimonte (e del Buen Retiro) solitamente è il giglio borbonico stilizzato in viola o azzurro, mentre una N maiuscola (o le iniziali del re RF) sormontata da una corona indica la Manifattura Ferdinandea. Gli aspetti da osservare sono: la pasta (grana fine, molto bianca e ricoperta da una patina estremamente brillante, simile all’avorio), le forme (accuratamente modellate e con decori floreali).

Quanto vale una porcellana di Capodimonte

Il mercato è interessato alle opere del primo periodo di Capodimonte, modellate da Giuseppe Gricci, che possono toccare anche i 50-70mila euro; negli ultimi anni la produzione della Manifattura Ferdinandea è stata rivalutata, sia per quanto riguarda le figure che il vasellame. Nella scorsa primavera ha fatto scalpore l’asta della collezione Barilla, organizzata da Sotheby’s a Londra: una figura di soldato modellata da Gricci è stata venduta per l’equivalente di oltre 36mila euro.







 
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